Piazza del campo durante il palio

Il primo sole caldo di primavera, ma all’ombra fa ancora freddo.
Mi siedo sui mattoni caldi, mi appoggio con le mani dietro e stendo le gambe. Il ciaccino non lo posso ancora mangiare è troppo caldo. Le rondini volano tutto intorno mentre i piccioni ti si avvicinano per raccattare qualche briciola. La luce riflessa sui mattoni rossi è quella calda, accogliente del colore dell’ocra.

Chiudo gli occhi e faccio un bel respiro. L’aria fresca entra nei polmoni come anche l’odore del calore sulla pietra che sembra quello di un racconto antico. Riapro gli occhi e non posso non esclamare: bella Piazza del Campo!

I senesi non hanno bisogno di qualificarla, la chiamano semplicemente “Piazza” perché è sempre stato qui il cuore della vita civile e sociale del popolo senese.

Famosa per il Palio, certo, ma sarà la mia vena nostalgica da archeologa, che ogni volta che mi ci trovo non posso fare a meno di pensare a come doveva essere alle origini, quando si chiamava Campus Fori, uno spazio incolto e libero dalle costruzioni dove si teneva il mercato.

Quindi cerco di immaginare il ciarlare della gente e le urla dei mercanti, ragazzetti che corrono tra le bancarelle cercando di farla franca per aver rubato un tozzo di pane.

Magari proprio durante il mercato Provenzano Salvani sperava di racimolare qualche moneta per scagionare da morte certa il suo amico catturato dal re Carlo d’Angiò, e per questo gesto Dante l’ha “spedito” direttamente nel Purgatorio, senza passare dall’antipurgatorio, anche se ghibellino.

Mentre, nella zona più vicina al Palazzo del Circolo degli Uniti c’era il Campus Sancti Pauli dove al tempo potevamo sentire i discorsi in volgare (?) dei rappresentanti del parlamento senese o potevamo assistere al giuramento di fanti e cavalieri.

Ma tutto questo il palazzo non lo ha visto, perché è sorto solo alla fine del Duecento. Costruito li in basso per un suggestivo effetto scenografico.

I nove spicchi della piazza conducono visivamente a lui per rendere chiaro a tutti il suo valore simbolico. Ma c’è da dire che lui, però, ha assistito alle numerose prediche di San Bernardino, entrate nella letteratura come testimonianza della lingua viva, parlata al tempo, per le sue espressioni e versi onomatopeici molto originali.

E sicuramente anche Santa Caterina è passata da qui, qualche decennio prima di Bernardino però. Chissà forse ha attraversato la piazza proprio all’alba del giorno in cui decise di rimanere al fianco del sovversivo Niccolò di Tuldo, fino al patibolo all’orto dei Pecci. Di lui, lei aveva ascoltato per giorni e notti paure e preghiere.

Per non parlare delle prediche di Brandano, di cui si dice che abbia previsto il sacco di Roma, la caduta della Repubblica di Siena e addirittura si pensa che abbia predetto l’invenzione dell’automobile: “quando le carrozze cammineranno senza cavalli sarà un mondo di travagli!”. Le sue prediche erano soprattutto contro la Chiesa corrotta e di certo non gliele mandava a dire visto che dette senza problemi del “bastardo sodomita” a Papa Clemente VII de’ Medici che ovviamente non la prese bene!

Da qui sicuramente è passato tutti i giorni Giovanni di Balduccio (o “di Duccio”) detto il “Mangiaguadagni” per andare a lavoro. Doveva occuparsi dei rintocchi della campana. La Torre del Mangia prende proprio il nome da lui.

Pensare alla felicità che i senesi hanno provato nel vedere sgorgare per la prima volta l’acqua in Piazza del Campo, negli anni quaranta del Trecento, loro che l’acqua l’hanno cercata per secoli! E Dante per questo li prendeva anche in giro. Per la contentezza i senesi decidono di chiamarla Fonte Gaia. Ma dovettero aspettare gli inizi del Quattrocento prima che Jacopo della Quercia gliene facesse una degna della ricchezza e dell’importanza della Repubblica senese.

Sono successe anche cose brutte in Piazza. Chissà quante le rivolte, risse e le esecuzioni a morte, come quella del padre e dello zio di Ghino di Tacco, il Brigante Gentiluomo (il Robin Hood della Val di Chiana). Qui addirittura furono arsi vivi alcuni ebrei accusati dai fanatici del “Viva Maria” di sostenere ideologicamente e economicamente le idee rivoluzionarie francesi.

Rivolte, feste, La caccia dei tori, Le Pungna, Le Bufalate, Asinate e poi…il Palio. Ma lui è tutta un’altra storia!

L’ho visto molte volte durante i miei studi universitari a Siena ed è sempre stata un’emozione forte. E’ una stretta allo stomaco, il tutto fomentato dalla tensione dei senesi che l’avverti fin sotto la pelle. In un attimo, e non sai nemmeno tu il perché, ti ritrovi ad essere il più acceso sostenitore di una contrada, tenere per lei e urlare come un pazzo per tutta la durata della corsa: 75 secondi di puro delirio! Il Palio è sempre unico e irripetibile come è unico il momento in cui il mossiere apre la busta con l’ordine delle contrade al canape. Nonostante migliaia di persone in piazza e sui palchi… il silenzio assoluto!

Poi la gara, il vincitore e le urla, le sbandierate, i cortei e Piazza del Campo si svuota. Ormai si è fatta sera e tu rimani seduto li, sedotto e abbandonato (ma con un bel barrino ghiacciato). In lontananza senti i canti di contrada. Stendi le gambe, e ti godi l’aria fresca della sera d’estate, anche tra gli odori di tufo e stalla! La Piazza è illuminata dalle luci dei locali e di fronte a te il Palazzo Pubblico illuminato invece da fiaccole, come un tempo, e sospiri:

bella Piazza del Campo!

Foto di Massimo Pianigiani