C’è un museo a Colle Val d’Elsa che vale la pena visitare e ora ti spiego perché.

Si chiama Complesso di San Pietro e ti racconta la storia della città.
“Complesso” perché nasce dalla fusione di più musei e collezioni e proprio questa unione permette di offrire un quadro della storia di “Colle” che va dall’alto medioevo fino al Novecento.

L’edificio che ospita il complesso era il Conservatorio di San Pietro (non musicale ma di anime) per aspiranti suore agostiniane, donato dalla famiglia degli Usimbardi. A fine Settecento, però, viene soppresso ma mantiene la sua connotazione scolastica: una congregazione di suore istruirà le ragazze povere e non solo fino agli anni Settanta.

Ma torniamo al Complesso museale che troverai suddiviso in queste sezioni:

1. La sezione dedicata al Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra

con il bellissimo Tesoro di Galognano, datato al VI secolo. Due donne donano alla chiesa (importante perché collegata alla via Francigena) oggetti utilizzati per il rito eucaristico come delle coppe e un piatto, tutti in argento e insolitamente grandi. Visto il periodo di saccheggi e incursioni decidono di seppellire il tesoro che viene casualmente ritrovato negli anni ‘60 durante i lavori per costruire una porcilaia.

Poi troviamo la trecentesca “Maestà” attribuita al Maestro di Badia a Isola, forse un discepolo o emulatore del più famoso maestro Duccio di Buoninsegna. La tavola è particolare perché insieme ad elementi arcaici tipici della pittura senese, troviamo innovazioni giottesche, basta guardare il trono quasi prospettico!

Dello stesso periodo il Crocifisso ligneo scolpito dallo scultore Marco Romano. L’artista sembra ritrarre Gesù sulla croce che esala l’ultimo respiro: il diaframma è ancora dilatato ma la bocca socchiusa e gli occhi all’indietro ne indicano ormai la morte.

Invece, osservare la tavola dipinta con la Natività di Maria del colligiano Cennino Cennini ti da la possibilità di farti un’ idea di come era una casa intorno la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400. La Madonna appena nata già indossa una collana di corallo, rossa, un simbolo della Passione di Cristo. Interessante è il dettaglio della fantesca che dovendo immergere la mano nell’acqua tira su una manica in una modalità tipica dell’epoca.

Il Duomo di Colle conserva la reliquia del Sacro Chiodo della croce di Gesù. Molti erano i devoti a questa reliquia, soprattutto un ciabattino che alla chiesa donò un calice e una patera smaltati e raffiguranti dei santi. Segno che avere le scarpe all’epoca era cosa da ricchi!

Nella cosiddetta “Sala delle Madonne” è possibile notare il cambio stilistico nel rappresentarle: dalla tradizione gotica senese a quella rinascimentale fiorentina. Basta osservare la “Madonna col Bambinodi Girolamo Genga, allievo prima del Signorelli e poi del Perugino, quando la sua bottega era frequentata anche da Raffaello. Quindi, sparisce il fondo oro per dare spazio al paesaggio reso prospetticamente. Noterai subito come questa Madonna, in particolar modo la sua gestualità, ricordi molto quelle di Raffaello.

Fuori dalla sala si trova una piccola galleria dove sono esposti quadri o busti di uomini illustri di Colle Val d’Elsa: dai vescovi fino agli artisti.

Sempre nella sezione del Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra c’è una sala con delle tele le quali mostrano santi che chiedono la protezione della città alla Madonna. Sono interessanti perché ti danno la possibilità di ricostruire l’assetto urbanistico di Colle e come questo sia cambiato nel tempo. Purtroppo però le opere erano in restauro e non sono potuta entrare ad ammirarle. Spero tu sia più fortunato 😉 anche perché so che all’interno c’è una “Deposizione” del famoso pittore fiorentino Giovanni Battista Naldini.

Un’altra sala è dedicata ad altre opere e paramenti sacri provenienti dalla cattedrale di Colle e appartenenti ad epoche diverse. Ogni opera è accompagnata dal corredo liturgico dell’epoca. Un’opera bellissima è senza dubbio “Il battesimo di Costantino” eseguita dallo Spadarino seguace di Caravaggio.

Andando avanti cronologicamente si arriva all’800 e quindi alle tele del macchiaiolo colligiano Antonio Salvetti (che tra l’altro era anche architetto e politico. Divenne sindaco di Colle nonché il primo sindaco socialista della Toscana). In particolare mi colpisce il fatto che molti dei suoi personaggi inventati come “L’Umile padre” ad esempio, in realtà non siano altro che i volti di colligiani benestanti che prestavano le loro foto ritratto all’artista: un modo per farsi immortalare!  Altri sono invece dei veri e propri ritratti di personaggi di Colle come la donna di piacere Alfonsa Pazzagli che, non solo si fa ritrarre in maniera succinta ma anche con una mano sul fianco a mo’ di sfida! Molto bello anche “La lettura”.

2. Il Conservatorio di San Pietro

dove sono esposte opere già conservate all’interno del conservatorio stesso. Degni di nota sono la tela con “l’Assunta e i santi Pietro e Agostino” eseguita dal Puccinelli, pittore vissuto nell’800 e noto anche a Firenze.

Il paliotto che sembra una tavola dipinta che emula il tessuto ma in realtà è fatto in cuoio e inciso a bulino.

Struggente la “Strage degli Innocenti” di Gian Battista Paggi. Nota il particolare della madre che disperata morde il braccio di un soldato per difendere suo figlio!

3. La collezioni di Romano Bilenchi

Un giornalista colligiano vissuto nei primi anni del Novecento, formatosi a Firenze, che per la precisione dona alla città di Colle Val d’Elsa 14 mila volumi e più di 300 quadri di artisti a lui contemporanei come Ottone Rosai, Moses Levy e Mino Maccari. Prova ad immaginarli a discutere seduti al caffe “Giubbe Rosse” a Firenze perché è li che si incontravano spesso!

Inoltre alcuni dei libri esposti sono autografati dagli autori con tanto di dedica, come “Ossi di Seppia”,  la raccolta di poesie di Eugenio Montale.

4. La collezione di Walter Fusi.

Pittore e scultore. Qui viene mostrata la sua evoluzione artistica: si parte dal figurativo (anni ’40 e ‘50) come il ritratto della nonna, la bambina e i lavoratori. Poi passa all’astratto geometrico. Alcune rappresentazioni sono tragiche legate a dei periodi di dolore forse legati a delusioni sentimentali che lo portano a scomporre la natura umana, una natura, guarda caso, tutta al femminile!

Interessanti anche i resti della medievale chiesa di San Jacopo, quella della compagnia dei cartai ormai distrutta. Sono stati portati qui al museo i capitelli della chiesa. Mentre al centro della stessa sala ci sono i resti di un’antico pozzo che raffigura, sulle 4 facce, degli uomini intenti a raccogliere i frutti o a produrre vino, insomma ci riporta a quando il tempo e il lavoro dell’uomo erano scanditi dal ritmo dalle stagioni.

Queste di cui ti ho parlato sono solo alcuni delle opere e reperti esposti, sono quelli che mi hanno colpita di più.

L’arte è la rappresentazione culturale di un popolo e in questo museo puoi aprire delle piccole finestre sul passato, sulla storia di Colle di Val d’Elsa e dei suoi personaggi.

Allora ti ho incuriosito? Spero di sì!

Qui ti do dei link utili per conoscere orari e costi per visitarlo.

Buona visita! 😉