tarsia dell'Allegoria del Colle della Sapienza

Zenone è sulla sua imbarcazione in mare aperto, di ritorno dalla Fenicia con il suo carico di porpora.

Ormai ha più di 30 anni, ha acquisito esperienza come mercante, conosce bene i rischi del mestiere, più di tutti quello della navigazione. Ma l’esperienza non è mai abbastanza quando si ha a che fare con la Signora Fortuna e di questo, se ne renderà conto molto presto!

All’improvviso il vento si alza, il cielo diventa nero, si infuria il mare, l’albero della nave si spezza, l’equipaggio finisce in mare.   

Zenone si aggrappa con tutte le sue forze a ciò che rimane dell’albero della nave invocando l’aiuto degli dei, tutti! “Non devo lasciare la presa! Resisti!”.

Ad un certo punto non sente più gli schizzi né il vento forte sul viso, si rende conto che l’imbarcazione non fluttuava più vorticosamente: “E’ passata!”. Perde i sensi.

Si risveglia su una spiaggia attorniato da curiosi. Si alza in piedi, disorientato. I pescatori incuriositi gli offrono acqua da bere e con tono rassicurante gli dicono: “Sei nel porto di Atene, Il Pireo!” “Ma quanto tempo è passato? Quanti giorni? Ho bisogno di aiuto!”. 

Dopo qualche notte trascorsa al freddo, Zenone trova rifugio presso un libraio, un uomo taciturno, burbero ma molto colto. Lo aiuta con il lavoro in bottega e in cambio il vecchio gli assicura un letto e da mangiare ma, più che altro, l’accesso ad un numero considerevole di testi di Socrate di cui Zenone ne resta affascinato.

Un pomeriggio, subito dopo pranzo, lui e il libraio si siedono a lavorare fuori con l’intento di approfittare del tiepido sole d’autunno. Zenone alza gli occhi dal testo e sospirando dice: “sarebbe bello conoscere uomini come Socrate”, e chiede al libraio: “dove potrei trovarli secondo te?”.

In quel preciso istante un uomo anziano passa proprio davanti alla bottega. Il libraio sorpreso guarda Zenone e gli comanda: “segui lui!”.

All’improvviso Zenone incredulo si trova davanti ad un bivio: “ma è assurdo!”

Il cuore batte sul petto quasi a voler uscire fuori, le gambe non lo sostengono più eppure, senza nemmeno accorgersene, stava seguendo quell’ uomo, quel saggio, che da lì a breve, avrebbe scoperto essere il famoso Cratete di Tebe, il filosofo cinico. Così Zenone di Cizio, da ricco mercante quale era, abbandonate le sue ricchezze, diviene discepolo di Cratete, sceglie l’arduo cammino verso la Sapienza, verso la Serenità. La sua vita è completamente cambiata: “Dunque feci buon viaggio quando naufragai!”

Considerato il fondatore dello stoicismo, Zenone di Cizio fu molto amato e stimato dagli ateniesi che gli concessero onorificenze nonostante le sue origini straniere. Dopo la sua morte gli costruirono una statua di bronzo e fu sepolto nella necropoli del Ceramico a spese pubbliche. La sua memoria restò nei secoli.

L’immagine che vedete consiste in una tarsia in marmo disegnata da Pinturicchio agli inizi del Cinquecento. Il suo titolo è L’Allegoria del Colle della Sapienza. La trovate nel Duomo di Siena e, salvo particolari eventi, è sempre visitabile. Una delle interpretazioni più probabili è che racconti proprio il viaggio di Zenone di Cizio e il suo incontro con Cratete di Tebe.

In effetti sembrerebbe che ci siano tutti i personaggi: Zenone, Cratete, il libraio e anche la Fortuna. Ma sono raffigurati anche altri personaggi, simboli, messaggi e storie. Un percorso di crescita personale che si collega alla storia della cattedrale, alla storia di Siena.